A volte dimentico di scrivere i titoli

A volte dimentico di scrivere i titoli

Le dita incendiate cerini
Sapessi come avanzano, queste pagine nuove
queste ultime
parole rassomigliano alle mie tasche vuote
rivoltate dove neanche un centesimo
potresti trovare perplesso poi
le donne
le gonne sconfitte al frastuono di passi
veloci e bicchieri, una bocca
sanguina eclettica
sillabe
e tace


Fermati là, tempo
non oltrepassarmi
nel punto dove l'argine agli occhi
annega


Ti tremo da mille anni
e temo ancora il buio


In un deserto di spaghi e fiori
gialli ti ho cercata,
madre.





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sabato, 05 aprile 2008
 

C'è che il vento arriva tempesta

Per ora ti basti silenzio
ti prego, non aggiungere altro
se a memoria di carne é rimasta
incollata la carta e
per dispetto non tolgo

la bocca si regge sola
e fioca una voce
d'acquamara (la foce) - foglia di rosa
dicevi sembra quasi pace

dicevi

io ti...

ed è freddo d'assenza. Le narici di volta
in volta violate: l'inverno
è un istinto fumante
doverle osservare sempre
meno assuefatte quanto meno
tabacco pensando chissà che fine
faranno domani le storie
di passi asfaltate sul prato
alla notte

Ahi figlia di rosa, la spina
al cuore è sonno che
non addormento


Verso da bere e rimani -adesso che
il gioco dalle mille ragnatele oscure
si crede un elastico nel farci sentire già
altrove

alisogni dispari che poi non volo

solo


febbre e metallo in questo dicembre
a finire saracinesche ripiegano
sui bar le bottiglie semivuote o poco altro
davvero poco altro ancora di cui parlare di giorno
saremo tutti fanali intorpiditi da una qualsiasi
destinazione ferroviaria ma tu, raccontami pure
come spoglieresti un ramo di melo
in questo rattoppo di clima
istituzionale

cerco ancora rami
di maggio bianco
e cerco


Anche se non la senti,
a qualche metro dal fango buonanotte
dispera per la sua incomprensione.


postato da StefanoTuri | 00:32 | commenti (2)


martedì, 15 gennaio 2008
 

Il silenzio astratto della lava - Alessandro Vettorato alias Analfabeta Certifcato e Subcomandante Niagara

Se vogliamo cercare di costruire un percorso che unisca tutte le composizioni di Il silenzio astratto della lava non possiamo certo farlo tentando strade che seguano la logica e il senso comune. La poesia di Alessandro Vettorato infatti rovescia completamente ogni dato di fatto e ogni ideale precostituito utilizzando uno stile assolutamente personale. Alessandro Vettorato infatti entra nella anatomia del verso scardinandolo dall’interno, smembrandolo parola per parola e cercando di ricostruirlo a partire dalle unità primarie, i fonemi quasi più dei termini, che diventano quindi ossatura solida di una fragile struttura. Quello che ottiene in questo modo però è anche di disarticolare il senso della costruzione linguistica, cancellando di fatto il distacco tra autore e lettore. Il lettore infatti viene chiamato in queste poesie a essere parte integrante del processo creativo, ed è costretto ad attingere al proprio vissuto per riuscire a costruire la propria mappa mentale del testo.

(dalla prefazione)

Alessandro Vettorato è nato a Lodi nel 1977 e lavora da anni come maestro elementare ed educatore. Attivo su internet in diversi siti di scrittura, si fa conoscere dal popolo della rete. Oltre alle poesie, ha scritto romanzi e racconti. Attualmente sta preparando la tesi in Scienze dell’Educazione alla Bicocca (Milano) sul legame profondo fra arte e follia presente nel film Shining. Il silenzio astratto della lava è la sua prima raccolta poetica.


postato da StefanoTuri | 22:06 | commenti (6)
in libreria


sabato, 24 novembre 2007
 

Drunken Butterfly

devi e devi che
devi e dove
andare non lo sappiamo ancora
se continuo a perdermi ogni volta
che provo a contarti gli anni
lungo la schiena

- drunken butterfly - questi anelli
concentrici non sono mai stati
un bersaglio ma si dice
delle sabbie che resistano secoli
l'onanismo dei terremoti eppure
ho scucito granelli di seta
dagli occhi e fame come morsi
fragola narcisa, le tue sorelle
hanno nuvole di pasta
scotta e pensieri
a scompigliare capelli

drunken butterfly
ho dimenticato di
ricordarmi
che potevo amare

è anche per questo
se respirando forte
il tuo maglione
non ti ho offerto da bere

 


postato da StefanoTuri | 22:20 | commenti (3)


sabato, 13 ottobre 2007
 

Prologo (prima parte)

...allora lui aveva baffi
buffi, che strano
a dirsi sembravano quasi capovolti
e s'accompagnavano per mano
di lei, come suggeriva walter
speciale, quello della salsiccia speciale
e rideva walter
con una macelleria sul corso
ed il camice bianco sotto gli occhiali
neri puntati dritti sul naso di
dio quanto rideva
walter

nel frattempo
lei distolse lo sguardo
dal nulla cercandosi il braccio
dell'altro portandolo morbido un pendolo
che sembrava proprio un pendolo lungo la spalla
di lei  che sospirando sperava
vorrei fosse domenica

sarà forse la pioggia -hanno detto
del cielo- di lui dei suoi baffi
neri nerissimi
come gli occhiali di walter
(che in bottega rideva)
e di qualcuno che disse
qualcosa
ma non ricordo la bocca eppure so di lei
di lei che rimase di ghiaccio e
di quel braccio
e che sicuro pioveva

 

 


postato da StefanoTuri | 12:15 | commenti (1)